Il "putsch" di Monaco (1923).


Tra l'8 e il 9 novembre 1923, per iniziativa dello stesso Hitler e con la copertura politica di importanti uomini di potere del vecchio regime guglielmino (uno fra tutti il generale Ludendorff, ex capo di Stato maggiore dell'esercito imperiale), il NSDAP tentò un putsch (colpo di stato) a Monaco di Baviera. L'intento era quello di assumere il controllo della Baviera, il secondo (per estensione territoriale) Land della Repubblica, trasformandolo in un cuneo politico che avrebbe portato all'abbattimento della "Repubblica dei traditori di novembre".

L'8 novembre 1923, alle 20.45, mentre nella birreria Burgerbraukeller era in corso una conferenza di tre commissari del governo bavarese, Hitler e un manipolo di nazisti irruppero nella sala e lo stesso Hitler sparò un colpo di pistola in aria, prendendo la parola. Egli dichiarò ai presenti che il governo bavarese era stato rovechiato e che aveva personalmente assunto la direzione politica del nuovo governo.

Malgrado la teatralità dell'episodio, si trattava evidentemente di un bluff e nessuno dei presenti si scompose. Lo stesso generale Ludendorff, presente alla riunione, visto che l'uscita di Hitler non aveva sortito una grande impressione, assunse il ruolo di mediatore tra i nazisti e i tre commissari del governo. Hitler dichiarò allora che il suo era stato solo un "avvertimento" al governo e che per l'indomani in mattinata era convocata una grande manifestazione di massa che avrebbe dato corso alla "rivoluzione nazionale".

La mattina seguente, alla "manifestazione di massa" erano presenti non più di 3000 persone, che cercarono di dirigersi verso il centro di Monaco [nella foto, il corteo dieci minuti prima del suo scioglimento]. Quando la polizia impedì al corteo di raggiungere il palazzo del Governo, dalle file dei militanti del NSDAP partì un colpo di pistola, che diede inizio ad una fitta sparatoria. Nello scontro, rimasero uccisi 3 poliziotti e 14 militanti nazisti.

Hitler al momento riuscì a fuggire, ma venne in seguito arrestato e processato per alto tradimento. Malgrado la gravità delle accuse (che, secondo il codice penale vigente, avrebbe comportato la pena di morte), dopo 24 giorni di dibattimento Hitler venne condannato a soli 5 anni di reclusione, dei quali ne avrebbe scontato soltanto uno [nella foto a destra, Hitler nel carcere di Landsberg nel 1924].
È interessante osservare che al momento dell'uscita dal carcere Hitler trovò ad attenderlo il vecchio amico Ludendorff e persino i giudici che lo avevano condannato si recarono ad accoglierlo e si fecero fotografare in sua compagnia, a testimonianza del fatto che la vecchia burocrazia guglielmina era tutt'altro che determinata a difendere le istituzioni repubblicane dai tentativi di sovversione di destra.



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